DEL FRANCESCANESIMO POLITICO ED ALTRE AMENITA’

Di Luigi Pecchioli

Il saggio indica il baratro,
lo stolto guarda se l’orologio al polso del braccio del saggio è di marca.
(pseudo proverbio Zen)

 

Viviamo tempi interessanti. La politica al tempo dei social ha liberato le pulsioni più profonde in seno alla società. La politica da bar-sport, prima ascoltata con distratta attenzione dagli avventori, e comunque oggetto di discussione solo dopo aver esaurito i commenti sulle ultime prodezze o disastri della propria squadra, è diventata oggetto di acceso dibattito, punteggiata da insulti fra reciproci contendenti (sennò dove sarebbe il bar sport?) ed intervallata da perentori inviti ad informarsi, peraltro senza sapere assolutamente il grado di preparazione del proprio interlocutore, o, altro must, a studiare la materia od ancora a guardare questo o quel video di più o meno sedicenti esperti “che ti spiegano loro cosa c’è sotto a tutto questo, poi vedrai, vedrai che capirai” (echi di Tenco…).

In un commento mi è capitata di definirla la politica di “sono Diego, adesso ti spiego”, come recita il claim di una pubblicità di Abatantuono: i sostenitori di questa o quella teoria, forti delle loro nozioni apprese spesso via Internet, si presentano ad una discussione sui social, di solito in tema politico economico-monetario, che non si sa perché attira questi soggetti come il miele gli orsi, e ti riversano addosso tutto quello che hanno masticato e più o meno digerito con la trionfante aria di chi sta donando il Verbo, ovvero la policy economica risolutiva e definitiva, che risolleverà il mondo dalle sue sciagure e miserie e che, misteriosamente e sicuramente per malafede e sudditanza ai poteri “forti”, nessun politico ha mai applicato in alcuna parte del globo.

Le soluzioni proposte spaziano notevolmente e sono in rapporto diretto con le supposte cause del declino economico evidenziate da questi soggetti: quindi per i signoraggisti il problema è la moneta a debito ed il fatto che non stampano gli interessi sulla moneta che prestano, costringendoti a rincorrere continuamente la scarsità di moneta così indotta per poter impadronirsi di tutte le tue ricchezze e la soluzione proposta è la moneta a credito senza interesse; per i memmettari (coloro che orecchiano la MMT) il problema è che manca la moneta nell’economia e quindi bisogna stamparne fino a che con essa si raggiunga la piena occupazione ed il benessere, importando ciò che ci serve; per i decrescisti, che almeno non sono ossessionati dalla moneta, il problema è il consumo delle risorse naturali e dell’ambiente e la soluzione è tornare ad una sana frugalità, con la creazione di comunità locali di stile un po’ hippie che facciano tutto a chilometro zero e che si basino sulla cooperazione, e così via.

Ciò non sarebbe un problema se una di queste “correnti di pensiero” non avesse preso il sopravvento: quelli della “castacriccaecorruzione” scritto tutto attaccato, come genialmente si è inventato Alberto Bagnai per evidenziarne il carattere di spin ideologico unitario, che sono alla base del Movimento Cinque Stelle. Questi soggetti vedono nei mali atavici dell’organizzazione umana, ovvero il fatto che esistano gruppi di potenti che si mettono d’accordo e si spartiscono potere e prebende, corrompendo politici ed amministratori e l’altrettanto ovvio fatto che a volte chi raggiunge livelli di potere tende a fare più i propri interessi che quelli dei cittadini che lo hanno eletto, le vere ed uniche causa della crisi attuale e dell’impoverimento. La soluzione è una ventata nuova che spazzi via il vecchio marciume e tutti quelli collusi con esso e che riporti la moralità in seno al corrotto mondo politico. Per far ciò i “castacriccacorruzionisti” vogliono che siano imposte delle regole di frugalità a chi si occupa di politica e soprattutto che dimostri con i fatti da loro considerati rilevanti la sua “onestà”: il principale di questi fatti è la rinuncia quasi totale al lauto stipendio da parlamentare, visto come un odioso privilegio rispetto al normale dipendente che guadagna dieci volte di meno.

“Che assaggino cosa significhi vivere con 1.200/1.500 euro al mese, che già sono troppi per non fare nulla dalla mattina alla sera, razza di…” (e qui partono epiteti vari).

Questa specie di calvinismo indirizzato alla classe politica è alimentato e si è nutrito di notizie di scandali, malversazioni, sprechi e privilegi che amorevolmente i nostri mezzi di informazione hanno riversato su di noi, spesso perdendo essi stessi il senso della misura, come nel caso denominato “Mafia Capitale”, dove i media hanno paragonato per gravità e somme coinvolte il malaffare capitolino alla madre di tutti gli scandali: Tangentopoli. Peccato che lì solo la tangente Enimont valeva 250 volte il totale della corruzione romana…

Perché tutto ciò? Perché i giornali, le televisioni, gli opinionisti e finanche gli stessi politici, ovvero quelli che sarebbero i soggetti passivi di questa campagna d’odio, hanno fatto a gara per segnalare, stigmatizzare e deprecare la corruzione (degli altri…) come causa di tutti i mali, corruzione che è fenomeno da combattere, sia chiaro, ma che non è MAI stata causa dei destini economici del Paese e certamente non è stata la causa dell’odierna crisi, come attestano, oltre che il buon senso, fior di studi accademici, qui da me riportati?

La risposta è semplice: alimentare l’odio e la repulsione verso i politici, e quindi la politica tout court, significa indebolire i politici stessi, la loro legittimazione, e quindi rendere più forti chi i politici li teme e vuole controllarli, perché possono frenarli ed al limite distruggerli, ovvero chi ha il potere economico e lo gestisce.

Chi ha accumulato grandi ricchezze sa benissimo che una legge può limitare il suo guadagno, regolarlo, tassarlo, punirlo, persino espropriarlo e le leggi le fanno i politici. La cosa migliore è quindi allentare il loro legame fiduciario con l’elettorato, renderli vulnerabili e poi catturarli o, ancor meglio, sostituirli con tecnici esterni alla politica e quindi, per definizione,” indipendenti”, che però guarda caso vengono sempre proprio da quei luoghi dove la ricchezza si accumula e si gestisce. Lo stesso mantra del vincolo esterno che ci serve perché moralizza ed impedisce ai politici di sprecare per i loro turpi fini elettorali (da qui i limiti al deficit ed al debito, ossia alla capacità di spesa dello Stato) è perfettamente funzionale a questo piano: se lo Stato per la sua azione anche di semplice tutela sociale deve chiedere il permesso ad organismi sovranazionali non eletti, come la Commissione europea, espressione diretta delle lobby affaristiche (o credete che un ex calciatore datosi all’economia come Olli Rehn sia diventato commissario per straordinari meriti politici?) e le risorse necessarie anche al suo funzionamento devono essere reperite presso i mercati finanziari, perché la Banca Centrale, diventata “indipendente”, persegue politiche tutte sue e non collabora più con lo Stato, ecco che la politica diventa succube al potere economico e non l’inverso, come sarebbe normale.

Il politico per contrastare questo rovesciamento democratico dovrebbe poter contare sul popolo che lo ha eletto, ma ecco che con il ripetere ossessivo del mantra “politici corrotti, pubblico inefficiente, Stato ladro” ed ingigantendo l’importanza dei fenomeni corruttivi, come dimostrato qui, l’alleato diventa un nemico ed il politico resta solo contro il capitale. Parametrare la qualità del politico e quindi la sua azione all’”onestah”, come argutamente viene indicata su Twitter tale caratteristica, come fosse uno slogan urlato, oltre a non avere senso, trattandosi tutt’al più di un prerequisito che nulla dice rispetto alla capacità operativa e strategica del rappresentante pubblico, impedisce ogni visione più elevata dell’agire di costui e riduce ogni valutazione della qualità del soggetto al fatto che egli, diventato parlamentare, sia disposto a rinunciare ai benefici connessi con la carica e dimostri, esso per primo, un disprezzo rispetto alla “casta” della quale è entrato a far parte. Come ho già dimostrato in altro articolo sul tema, pagare poco i politici non significa avere politici più onesti ma, o politici più scarsi, perché quelli bravi preferiscono guadagnare con le loro professioni e lavori, o politici più servi e corrotti, perché da qualche parte devono arrotondare e magari si buttano in politica proprio sperando di lucrare la loro posizione. Oltre a ciò, se la politica è quasi gratis, solo il ricco può farla, visto che fare campagna elettorale costa, e di solito i ricchi tendono a fare l’interesse della loro classe e non quella dei cittadini comuni, del che sentitamente ringrazia chi gestisce i poteri economici e finanziari.

Il francescanesimo politico, lungi dall’essere modello di virtù. è esattamente quello che vuole chi dovrebbe essere regolato dall’azione del governo e dalle leggi del Parlamento, perché porta a politici deboli, poveri che possono essere più facilmente corrotti e che non hanno la forza di contrastare gli interessi di chi può manovrare contro di loro. Il pensiero calvinista è non a caso alla base della nascita del capitalismo e l’invidia sociale e la volontà di livellare verso il basso, che il capitale nutre amorevolmente con i mezzi di informazione che controlla, sono funzionali ad esso e non ad una società migliore.

I “castacriccacorruzionisti” sono quindi i perfetti alleati dei poteri finanziari ed economici e che vi sia un partito sedicente di opposizione al sistema che li culli e ne sia il referente è cosa grave e dimostra la contiguità di esso con i poteri che a parole vorrebbe combattere. Se poi nel loro slancio puritano questi odierni Savonarola esagerano e magari si rischia che si rivolgano anche a più corretti bersagli, ecco che il partito di riferimento lancia l’idea del reddito di cittadinanza che funge da ammortizzatore (Hayek docet) e poi mostra la sobrietà dei propri rappresentanti, quindi la loro “giustezza” e quindi per traslazione la “giustezza” del loro operato e i “castacriccacorruzionisti” si quietano felici e speranzosi, pronti ad accettare ogni giravolta dei loro “onesti” rappresentanti.

A vederlo da fuori questo fenomeno sarebbe anche molto ameno se il partito di riferimento, ovvero il M5S non fosse diventato il primo partito d’Italia con buone probabilità di andare al governo ed in ballo non vi fossero quindi i destini del Paese, ossia di tutti noi.

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