QUELLI CHE “IN EUROPA NON CI SONO GUERRE DA SETTANT’ANNI GRAZIE ALLA UE”

Di Luigi Pecchioli

Uno degli slogan preferiti dagli europeisti di casa nostra è quello che recita: grazie alla UE che ci ha tutti affratellati, in Europa sono settant’anni che non c’è una guerra. A ciò generalmente qualcuno risponde ricordando il conflitto nella ex Jugoslavia è il coinvolgimento degli Stati europei e lì si apre una discussione su NATO e UE e chi ha fatto cosa.

Secondo me il punto è un altro.

Definiamo innanzitutto cosa è una guerra e perché si vuole evitare: al di là di immagini di eserciti ed armamenti, che esistono anche in tempo di pace, una guerra è caratterizzata da un’aggressione di uno o più Stati verso altri, per la conquista di un territorio o delle sue risorse. La ragione per cui una guerra è deprecabile e da evitare è il fatto che provoca morte fra le popolazioni che vivono nel territorio oggetto di conflitto, distruzione di beni (infrastrutture, fabbriche), crollo economico e quindi povertà e grave peggioramento della qualità della vita, con difficoltà a soddisfare i bisogni primari (cibo, riscaldamento, alloggio, salute). Penso siate d’accordo che questo è quanto caratterizza gli effetti di una guerra.

Adesso ragioniamo su cosa è accaduto in un Paese simbolo dell’applicazione delle regole UE: la Grecia.

In Grecia dal periodo 2010 ad oggi, ovvero dall’imposizione del primo memorandum da parte della Troika con le richieste da soddisfare per avere l’aiuto economico del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF) prima, e del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) poi, si sono avuti questi effetti:

Suicidi per cause di crisi, dato fino al 2017 (fonte: report Banca Centrale Greca): 40.000 persone.

Percentuale persone che non possono permettersi alcun trattamento sanitario o medicine (fonte: idem su dati OCSE): 79%.

Percentuale aumento della mortalità infantile (fonte: report BCG): 50%.

Calo PIL dal 2010 al 2017 (fonte FMI): 33%.

Tasso attuale disoccupazione (idem): 21%.

Perdita percentuale del potere di acquisto dal 2010 per il 20% più povero (fonte: idem): 42%.

Vogliamo continuare? 5,1 milioni di persone su una popolazione di 10,75 milioni ha entrate inferiori al livello di povertà, pari a € 382,00 al mese (fonte: www.nostimonimar.gr), il reddito medio delle famiglie è calato del 30% (fonte: report Governo greco).

Il 22,2% della popolazione è “gravemente materialmente povero”, ossia non è in grado di far fronte ad alcuna spesa ordinaria (bollette, elettrodomestici, riscaldamento, mutuo) ed il 40% dei bambini vive sotto il livello di povertà (fonte inchiesta Deutsche Welle). Il numero di morti per privazioni, carenza alimentare, di riscaldamento e mancate cure non è conosciuto, ma si sa che c’è stata un’impennata di intossicazioni e rilascio di polveri nocive dovuti alla combustione di mobili per tentare di riscaldarsi (+30%, fonte KTG).

Il ministero ha messo una legge per cui i dottori sono obbligati, ai malati gravi come di cancro, a scrivere l’aspettativa di vita del paziente sulla ricetta dei suoi medicinali. L’obiettivo è quello di risparmiare sui farmaci (fonte www.money.it). La sanità è totalmente privatizzata, anche quella in mano pubblica, nel senso che se non si ha il denaro o un’assicurazione sanitaria il responsabile economico di un’ospedale può impedire il ricovero e la cura del malato, anche nelle strutture pubbliche. I farmaci salvavita non vengono passati dal sistema sanitario se non a prezzo pieno (e si tratta a volte di decine di migliaia di euro).

A questo quadro vanno aggiunte le privatizzazioni e svendite di quasi tutto il demanio pubblico (spiagge, aeroporti, porti, isole) ad acquirenti stranieri.

Non vi sembrano gli effetti di una guerra?

Un Paese che avesse combattuto un conflitto e lo avesse perso sarebbe nelle stesse condizioni o forse anche meglio. Oltretutto le sofferenze del popolo greco durano da quasi dieci anni e non sono finite, ossia più della durata di qualsiasi guerra sia stata combattuta con le armi nell’era moderna.

Il denaro ed il ricatto economico hanno sostituito i bombardamenti e le mitragliatrici: non cadono missili ed i mortai tacciono, ma la distruzione e la sofferenza sono uguali ed anzi sembrano ancora più incomprensibili a chi li subisce, proprio perché non c’è un nemico fisico esterno. I suicidi sono il tentativo estremo di trovare un colpevole in se stessi e lo sconforto nel non potersi liberare del nemico senza volto che opprime ed umilia. Con la beffa finale consistente nel non avere nessuna compassione da parte di chi è esterno a questo conflitto, perché in questa guerra, ipocrita e paradossale la colpa è di chi soffre, non di chi impone la sofferenza.

Adesso se volete raccontate in giro che la UE garantisce la pace e la giustizia, ma vi consiglio di non farlo davanti a me…

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